Influencer, non sono i like che creano una reputazione

Tutti criticano ma tutti vorrebbero esserlo.

Di solito quando scrivo un blog sono solito andare alla ricerca di informazioni e numeri che possano testimoniare quanto sto per dire. Questa volta, invece, mi risulta facile dare inizio ad un articolo sperando di attirare l’attenzione di tutte quelle persone che sono alle prese con follower, Instagram live e branding reputation. Quando si parla di follower, soprattutto di migliaia e migliaia di follower su Instagram, è difficile non pensare a colei che ha fatto della sua passione uno stile di vita, meglio ancora un impero invidiato dalla maggior parte del genere umano. Sto parlando di Chiara Ferragni.

In molti hanno criticano il suo film documentario Chiara Ferragni Unposted. Una pellicola che racconta la vita e analizza il suo operato già in tenera età, è la testimonianza di come una persona che ama il proprio lavoro e la propria vita è capace di arrivare al successo. Ebbene si, è stato criticato. “Ma lei aveva già i soldi” oppure “Questo è un lavoro? Che ci vuole a scattare due foto?”, questi solo due di tanti commenti o delle tante critiche che ogni giorno sento quando si parla di influencer. Ma chi è l’influencer? Sfatiamo questo mito: l’influencer non è colui che ha solo migliaia e migliaia di follower, anche perché parliamoci chiaro, siamo bravi tutti ad ottenerli grazie ad un semplice click. E’ colui o colei che si mette in gioco e mostra la propria realtà dando così consigli. “Influenza” le persone ad un acquisto, ad uno stile di vita capace di facilitare quella che può essere la realtà da influenzare. Non è solo colei che si scatta foto e le pubblica sulla propria vetrina Instagram. Crea contenuti accattivanti, descrive il prodotto da pubblicizzare al meglio cercando di arrivare a più utenti possibili. Attraverso ad uno studio ben preciso di interazioni e insight cerca di capire cosa può piacere maggiormente ai propri follower e li accontenta, cercando di soddisfare ogni singola esigenza del pubblico che ha cliccato su quel famoso “segui”.

Vi vedo e so per certo che ognuno di voi, all’arrivo di un pacco a casa che sia da Amazon o qualsiasi altro portale e-commerce, ha scattato una foto o fatto un unboxing, o più semplicemente definito il video di spacchettamento. Vi vedo davanti ad uno specchio scattare la foto e utilizzare l’hashtag #outfitoftheday o meglio ancora alla Chiara Ferragni “this is my look of the day”. Vi vedo che prima di mettere la forchetta nel piatto scegliete l’angolazione giusta per fare una foto per poi postarla e geolocalizzare il vostro post. Tutti siamo un po’ influencer dentro ma non lo vogliamo ammettere. Ma del resto, che male c’è? Se siamo sui social vogliamo “mostrare” la nostra vita e amiamo condividere il nostro viaggio emotivo con amici. C’è anche da dire che grazie allo storytelling delle Instagram stories, siamo molto più facilitati nel raccontare cosa stiamo facendo.

Voglio svelarvi un segreto che forse vi sorprenderà o forse vi deluderà. Tenetevi forti: non sono i like che ricevete ad un post a rendervi influencer. Dovete porvi una domanda: quanto riuscite ad “influenzare” i vostri seguaci e quanto riuscite a tenere alta l’attenzione? Chi svolge questo mestiere seriamente sa quanto lavoro c’è dietro ad una foto, ad una storia, ad uno storytelling e proprio per questo motivo ad un brand si richiede un po’ di soldini affinché si sponsorizzi il proprio prodotto. Vi è uno studio di marketing e di imprenditoria su stessi, difatti ci sono molte infleuncer che seguo piacevolmente come Martina Palma o Giorgia Di Basilio, che continuano la propria formazione nel social media marketing per essere sempre aggiornate sul mondo che le circonda.

Bene, ora facciamo un riassunto. Quali sono i punti toccati in questi blog:

  • Essere influencer è un lavoro e come tale va rispettato;
  • Non sono i like che vi danno una reputazione ma il vostro stile di vita e i messaggi che comunicate;
  • Tutti bene o male vorremmo essere un po’ Chiara Ferragni, che sia per i prodotti gratis che riceve o per i tanti soldi che ha (meno ipocrisia per favore).

Netflix, le serie tv assolutamente da vedere

Cosa fare durante una pandemia? Sicuramente restare chiusi nelle proprie mura domestiche o quanto meno, uscire solo per estrema necessità. Il periodo del Coronavirus è un pendolo che oscilla tra la noia e la frenesia. A volte, quando meno te lo aspetti e sei catturato totalmente dalla monotonia giornaliera, ti balzano nel cervello delle idee: leggo un libro, creo una rubrica sul mio blog, magari imparo a cucinare, smartworking a gogo, do inizio ad una beauty routine. Tutte cose – ammetto – di aver pensato. Una cosa, però, non cambia mai. Sarà quella piccola percentuale da nerd che ho nel sangue, sarà che ormai ho preso l’abitudine, sarà che è una droga alla quale almeno l’80% del mondo non può fare a meno: Netflix ci sta facendo compagnia.

Chi non ha mai visto una serie Netflix? Ricordo ancora che anni fa, si andava alla ricerca di uno streaming perfetto e prima di poter guardare una puntata della tua serie preferita, si aprivano non so quanti siti porno o portali di acquisti stravaganti. Ma tu, desideroso di sapere cosa sarebbe successo alla puntata successiva, rischiavi qualsiasi virus pur di cliccare su quel tasto “Play”. Oggi è molto più semplice. Paghi quell’abbonamento mensile che magari dividi con altri quattro tuoi amici  così da pagare pochissimo e stai nottate intere a vedere serie tv. Addirittura, per sentirsi più vicini e non potendo vedere le serie tv insieme a “congiunti” o “affetti stabili”, è stato introdotto Netflix Party, un’estensione applicabile solo tramite Google Chrome che ti permette di guardare una serie tv e chattare contemporaneamente con al tuo amico, inviandogli il link della pagina.

Ma quali sono le migliori serie tv da vedere assolutamente ai tempi del Coronavirus? Di seguito un elenco delle mie preferite, viste tutte d’un fiato e che possono farvi compagnia nella vostra vita casalinga.

Chiamatemi Anna. E’ di sicuro una delle mie preferite. Serie tv canadese basata sul romanzo “Anna dai capelli rossi” di Lucy Maud Montgomery. racconta la storia di Anna, bambina cresciuta in un orfanotrofio e che viene adottata dai fratelli Cuthbert. Mostra la crescita emotiva, personale e femminile di una bambina alle prese non solo con il mondo ma con la sua innata forza d’animo, la sua creatività e il suo universo di parole. Le immagini e la fotografia che rimandano alla fine dell’800 ci raccontano la vita di quell’epoca. E’ capace di descrivere in un modo delicato e sublime tematiche pesanti e che devono essere comunicate anche ai più piccoli. Anna ci insegna come affrontare il bullismo, l’omofobia, il razzismo, la vita in una piccola cittadina e come affrontare il mondo circostante. Riuscirete ad immaginare i profumi dei dolci fatti in casa, la puzza dei campi e delle fattorie. Sentirete il rumore delle pagine di tantissimi libri antichi che si girano e sognerete anche voi di correre in prati fioriti o ricoperti di neve. Camminerete in punta di piedi sul cuore di Anna e scoprirete il suo amore timido. Un piccolo percorso personale su tante cose che oggi sono sottovalutate ma che grazie a questa splendida pellicola, riusciranno ad incantarvi e farvi ragionare. Adatta per i più piccoli e soprattutto per i più grandi.

Vis a Vis. In tanti l’hanno paragonato a The Orange is the New Black ma per gli intenditori e per i non superficiali, si sa che sono due cose completamente diverse. Questa serie tv racconta la vita in carcere di una giovane donna, Macarena Ferreira, accusata di truffa finanziaria ma in verità  incastrata dal capo/compagno. Bella, timida e paurosa, vivrà in un carcere femminile dove vige violenza e patriottismo. Macarena dovrà adattarsi, diventare una criminale per poter sopravvivere e anche scappare per salvare la sua famiglia, corrotta e fatta a pezzi pian piano. Parola d’ordine è sopravvivere. Ma come si fa se l’antagonista è Zulema Zahir, interpretata dall’attrice più cattiva di Spagna Najwa Nimri? Stagioni che si susseguono una dopo l’altra senza far respirare. Sei sempre più tentato a cliccare “Prossimo episodio” per sapere la povera Macarena – particolarmente sfortunata – che fine farà. Ne uscirà viva? Quante persone vedrà morire sotto i suoi occhi?

Sex Education. Sesso e adolescenti, a volte un tabù, altre volte ancora un pensiero da esprimere e un insegnamento da non sottovalutare da genitori a figli. In questa commedia britannica adolescenziale, ambientata in una campagna inglese, il tema principale è il sesso. La serie mette in scena tutte le situazioni sessuali, dalle più perverse alle più ironiche, che un adolescente può vivere. Tematiche e prospettive di vita che coinvolgono adulti e giovani, una società che non premia il rapporto genitori-figli, insegnante-studente, ma che lo incoraggia, partendo dal protagonista stesso. In attesa della terza stagione, abbiamo dovuto sudare tanto per vedere la seconda che ci ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca ma che comunque ha dato i suoi insegnamenti e la sua morale.

Unorthodox. Prendete una pausa da tutto ciò che state facendo, anche dal lavoro se potete. Questa miniserie merita davvero tanto e catturerà la vostra attenzione dall’inizio alla fine. Sarà che amo le storie vere, sarà che mi immergo totalmente nella cultura di altri paesi, ma Unorthodox rispecchia ciò che il pubblico vuole vedere: la verità. Tratto da una storia vera, dal romanzo autobiografico di Deborah Feldman “Ex Ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche”, racconta la storia di Esty Shapiro, 19enne di fede ultraortodossa che decide di fuggire e nascondersi a Berlino, costretta ad una vita rigida dettata dall’ebraismo ortodosso. Istanti, scene e fotografie di una storia elaborata nel mondo contemporaneo, racconta la libertà, le rinunce e la felicità. Le scelte, le lacrime e le scoperte di una giovanissima donna costretta a restare il proprio capo per soddisfare le esigenze di una religione che non sente più sua. Non è solo la storia di Eshter Shapiro, è la storia delle differenze culturali e religiose, un racconto di lotta per i propri desideri e la propria libertà.

Hill House. Per chi ama l’horror mixato alla giusta dose di thriller, la storia è tratta dal romanzo di Shirley Jaskson e racconta la storia di una casa infestata. La famiglia protagonista, nel corso degli anni, è stata divisa e distrutta pian piano dalla villa stessa. Un montaggio che alterna passato e presente, paura di bambini che tornano a far visita in età adulta. Come sconfiggere queste paure? Tornare uniti e compatti. Una serie piena di ansia, suspense e rumori improvvisi che regalano quella giusta adrenalina e quel panico da film horror. Io non amo l’orrore ma se volete vivere tutto questo, vi consiglio di vedere da soli questa serie: tu, Netflix e il buio intorno.

Ci sarebbero talmente tante altre serie da raccontare e che possono farvi compagnia in questo periodo di reclusione ma se continuassi arriverei a scrivere chilometri di blog. Una top 5 di ogni genere. Abbiamo spaziato dal romantico all’horror, dal thriller al sesso adolescenziale. Non vi nego che amo le serie stile soap e penso di raccontarvene qualcuna nei prossimi articoli. Se avete altre serie a consigliarmi lasciate un commento, sarò felice di guardarle e commentarle con voi. 

La mancanza, la più forte presenza che si possa sentire.

Non eravamo pronti ad un saluto così lungo. Eppure ci siamo divisi senza poter ostentare e senza poter dire “ma”. E’ successo e ci dobbiamo adeguare. E’ un periodo che non tutti capiscono. Non tutti comprendono quanto sta accadendo. Chi per superbia, chi per superficialità. Chi addirittura per ignoranza. Chi più di noi, però, può capire quanto sia importante il rispetto in questo momento così particolare della nostra esistenza? Chi più di noi può esprimere in modo sofferente quanto stiamo vivendo? 

Non pensavo di essere così paziente. A volte non ho pensato proprio, per evitare di starci male. Ma quanto è brutto dover dire “Mi manchi”? E’ una delle frasi più belle che una persona possa sentirsi dire. Ma per chi le dice, sono le parole più brutte. Si soffre. Cerchiamo di negare occupando il tempo in qualche stupido modo. Leggo un libro. Disegno. Ascolto musica. Leggo ancora, ancora, ancora. Fino a quando gli occhi non dicono “Basta, facci riposare”. Ma è il cervello che vorrebbe farlo. 

Non ci siamo salutati come si deve. Non è stato l’ultimo bacio prima della quarantena. Non è stato l’ultimo abbraccio o l’ultimo gesto, perché non lo sapevamo. Ci siamo salutati come facciamo ogni sera. Felici perché sapevamo che l’indomani sarebbe stato ancora più dolce il risveglio al pensiero di rivederci. 

A te cosa manca? A me manca dire “Ti amo” guardandoti negli occhi. Mi manca leggere le sensazioni che provi in quelle sfumature di verde che riempiono le tue pupille. Mi manca la tua stretta di mano. Si differenzia dalle altre, lo sai? La tua stretta è forte, ma dolce. Mi piace sentire la tua forza che mi stringe. Amo quell’incastro perfetto tra le nostre dite, si riempie. Amo toccare i tuoi polpastrelli, perché so che ti dà fastidio. Amo sentire il dolore al braccio quanto ti ci addormenti sopra. Riesci a trovare spazio tra il mio mento e la mia spalla per poi dire “Guardiamo il film e non dormo, tranquillo”. Ma chi ti ha mai creduto. Ed è lì che i tuoi lunghi capelli mi sfiorano il naso e le labbra. Mi mancano i piccoli gesti. Mi manchi tu. 

E ti amo. Forse più di ieri. Ti amo perché mi manchi. Ti amo perché questa assenza mi sta facendo capire quanto sei importante nella mia quotidianità. Ti amo, ma mi manchi. 

Ecco, l’amore ai tempi del Coronavirus. C’è chi ha l’amore vicino e chi invece deve convivere con messaggi e chiamate. All’inizio vi ho parlato di rispetto. Se solo tutti rispettassero regole e decreti. Se solo tutti rispettassero gli altri, se solo tutti rispettassero l’amore. Quante cose cambierebbero. Non solo in questa quarantena, ma per sempre.

Social e Coronavirus: cosa e come comunicare?

Tutto chiuso. Le attività commerciali hanno abbassato la saracinesca e con l’emergenza Coronavirus dovranno attendere un bel po’ di giorni prima di poter accogliere, nuovamente, i propri clienti. Una delle tipiche domande che i nostri clienti ci hanno posto è la seguente: “Ed ora? Cosa pubblichiamo sui social?” Beh, è una bella domanda. Piccoli e grandi brand, hanno dovuto mettere in stand by la proprio attività per far fronte ad un periodo particolare per l’umanità. Ma cerchiamo di stare tranquilli! Ecco come procedere!

Fai un respiro profondo!

Mantenete la calma e modificate il vostro calendario editoriale. Non lo dovete stravolgere completamente ma di sicuro dovete apportare qualche cambiamento in base a ciò che sta accadendo. Dotati di sensibilità e delicatezza, cercate di comunicare messaggi positivi, post contenenti frasi di speranza. #Andràtuttobene è un hashtag che ormai ha fatto il giro d’Italia ma potete crearne anche uno vostro.

Consigli? Mettici la faccia!

Siete proprietari di un negozio di abbigliamento o un rivenditore di scarpe e/o borse? E’ il momento di mettere in gioco la vostra fantasia e la vostra creatività. Raccontate la vostra azienda, la ricerca dei vostri fornitori e perché no, il motivo per cui avete scelto colori e tessuti per la nuova collezione rispetto ad altri. Le persone hanno bisogno di distrarsi, vogliono leggere ma non troppo, quindi post non troppo lunghi che abbiano un appeal delicato e anche divertente.

Avete un’attività di ristorazione? Prendete un cellulare o una reflex, preparate il vostro piano da lavoro e girate un video tutorial. Ricette da consigliare, i segreti della pizza fatta in casa, gli ingredienti della nonna che non avete mai consigliato, tutto “fa brodo” in questo momento. Se avete un blog, ancora meglio. Raccontate!

Tu che sei un hairstylist o una make up artist, sei nei pensieri di tante donne che al momento non possono mettere il piede fuori casa e vivere momenti di relax. E’ arrivato il momento di dare loro consigli su come trattare pelle e capelli direttamente nel bagno di casa. Realizzate grafiche e post e segnalate quali possono essere i rimedi naturali per la cura del corpo, come mantenere i propri capelli sani e lucenti in attesa di tornare nel salone di fiducia.

Dirette: si o no?

Avete qualcosa da dire? Io parto sempre da questo presupposto. Se il vostro intento è quello di intrattenere il vostro pubblico con consigli, novità o altro, allora cliccare il tasto LIVE. Se attendete domande alle quali rispondere allora evitate.

E’ arrivato il momento di interagire ancora di più con i vostri follower e se non lo avete ancora fatto, cogliete al volo questa occasione e continuate a lavorare anche in questo periodo di quarantena. Restando a casa potete godere dei benefici dello smart working e attirare maggiori clienti instaurando ancor di più quel rapporto di fiducia. Abbiamo elencato solo alcune delle tante attività che durante questo periodo di coronavirus hanno dovuto chiudere le porte del proprio negozio. Se non sei tra queste e vuoi consigli su come procedere sui social, contattaci!

 

 

Quarantena da Coronavirus: come sfruttare al meglio il TEMPO

Ebbene si, anche noi social media manager siamo costretti alla quarantena!
Abituati certo, più di molti altri allo smart working, non abituati però alla clausura.

E quindi come si fa?

Riprendiamo quella vecchia serie che ci appassionava tanto ma così tanto da non ricordare più a quale puntata fossimo arrivati?

Rispolveriamo quel libro che è lì sullo scaffale da troppo tempo e il cui successo risale ormai ad un tempo remoto?

Ci riscopriamo tutti chef improvvisando una pizza di sabato sera perchè noi senza pizza il sabato sera non sappiamo stare?

Si, certo. Potremmo fare tutto questo. Ma probabilmente è quello che leggerete nella stragrande maggioranza di blog e pagine internet. E non nego di esser la prima ad aver fatto quanto elencato.
Però vorrei andare un po’ oltre e dare un senso più profondo al tempo che forse per la prima volta ci troviamo ad avere e, forse, anche a non saper utilizzare nel migliore dei modi.

Si perchè la settimana è scandita dai ritmi lavorativi, dagli orari scolastici dei bimbi, dalla cura della casa e dei nostri anziani e mai, dico mai, ci ritroviamo per così tanto tempo soli con noi stessi.

Sono una social media manager è vero, sono anche biologa e potrei dare a un articolo come questo un taglio molto più tecnico e scientifico ma non mi va.
Di spiegazioni su cosa sia il virus, sui sintomi, il contagio e i numeri che ne conseguono ne è pieno il web.
Ma del tempo che trascorriamo soli con noi stessi in questo momento, chi se ne occupa?

Dobbiamo occuparcene noi e dobbiamo averne cura. E’ il momento opportuno per guardarci dentro e capire se tutto nella nostra vita sta andando nel verso giusto.
Ho il lavoro che sognavo da piccolo? Dedico abbastanza attenzioni ai miei figli? Ho mai ascoltato le esigenze del mio partner? Voglio bene a me stesso?

Voglio bene a me stesso…un tema tanto sentito quanto ignorato. Eppure mi domando: quanti di voi si vogliono bene a tal punto da stare bene nel mondo che li circonda? Quanti di voi stanno così bene con sè stessi da poter stare allo stesso tempo bene con gli altri?

Io per prima mi metto in discussione. Io per prima alzo la mano e mi identifico tra coloro che di sè non si prendono mai abbastanza cura.

Beh, questo è il momento giusto per farlo. Questo è il momento giusto per dire basta e ripartire.

Da soli e poi con gli altri.

Fatelo, provateci anche voi e poi…attendo commenti 😉

Bufera su Amadeus: giusta o esagerata?

In questi giorni sta dilagando la bufera sul conduttore televisivo Amadeus e sulle parole da lui espresse durante la conferenza stmpa sanremese, in particolar modo su quelle riguardanti Francesca Sofia Novello, fidanzata del celeberrimo motociclista Valentino Rossi.

Ora, senza voler cadere nella banalità e nel populismo… Che Amadeus abbia effettivamente fatto una gaffe è fuori da ogni dubbio. Quello su cui avrei delle riserve è il fatto che l’abbia fatta in maniera cosciente e volontaria.

Guardando il video che oramai spopola sul web, Amadeus appare visibilmente imbarazzato ed emozionato, lontano da quella sicurezza e solarità che di solito lo contraddistingue. E, a dirla tutta, io da donna, non mi sento di attaccarlo in maniera così infelice come nel caso di Heather Parisi furibonda che rivolge a lui l’appellativo di idiota.

Sanremo si sa, è una macchina meravigliosa quanto complessa. Riuscire a gestire tutto da direttore artistico non è semplice e soprattutto crea tensioni ed emozioni tali da poter facilmente compiere passi falsi. E oggi come oggi, il web non ti perdona. Il web non pensa alle circostanze, il web non si ferma a riflettere su cosa c’è dietro un conduttore ma prima di tutto un uomo che si ritrova a sostenere ritmi incessanti ogni giorno con il Festival alle porte.

Detto ciò, il mio articolo non vuole difendere a spada tratta Amadeus che ha chiaramente sbagliato ad esprimersi in tale maniera ma vuole, come nella maggior parte dei miei articoli, invitare a riflettere e a fermarsi un attimo. Perchè dire certe cose al tavolo di un bar tra amici è un conto, dirle in tv un altro. E quello che sarebbe sicuramente passato in secondo piano o addirittura sarebbe stato oggetto di risate nel primo caso, nel secondo è invece motivo di bufera e contestazioni dilaganti senza rendersi conto che tutta questa energia e questa rabbia andrebbero investite per ben altre cose.

O andrebbero investite ogni giorno con il ragazzo che abbassa il finestrino e attira la tua attenzione fischiando, andrebbero investite quando a un colloquio ti chiedono se hai intenzione di sposarti e avere figli, andrebbero investite quando la tua busta paga è inferiore al tuo collega uomo. Quando ti dicono “sei una donna, non puoi farlo.”. Il problema non è Amadeus, chiediamoci quanta responsabilità abbiamo nel non reagire a un sistema fatto sicuramente di tanti esempi positivi ma anche di tante lotte ancora da affrontare per il raggiungimento di una parità auspicata ma ahimè solo abbozzata.

LESBODRAMMI: le 5 lesbiche tipo da cui scappare

L’universo dei sentimenti si sa, è decisamente complicato. Impegno, responsabilità, fiducia, rispetto, sono solo alcune delle parole che accompagnano il sentimento principe, l’amore. E se nel mondo etero “fatato” tutto questo può spaventare e far fuggire a gambe levate, beh, credetemi, nel mondo omosessuale le cose sembrano andare addirittura peggio!

Oggi in particolar modo voglio parlarvi delle donne, più precisamente delle lesbiche, termine che a me non ha mai fatto impazzire e pertanto preferisco definirci semplicemente donne che amano altre donne.

Come spesso accade, anche in questo caso, si potrebbe parlare per stereotipi e identificare almeno cinque lesbiche tipo in cui ci si potrebbe imbattere. Beh, iniziamo?

#iltotore

Il totore è la classica ragazza che quando si ha di fronte ci si chiede: “Uomo o donna?” e a cui in maniera piuttosto impacciata ci si rivolge senza utilizzare pronomi personali. Felpa e pantaloni larghi, capello rigorosamente corto e atteggiamento da dura. Non il mio genere, lo ammetto.

Risultato immagini per camionista gif"

#lepassive

Queste lesbiche non le ho mai capite! Nè coloro che stanno all’opposto e che svolgono la parte sessualmente attiva nella coppia, nè le passive a cui invece piace ricevere effusioni senza contraccambiare. E non scendo nei particolari perchè siamo in un blog protetto. A voi i commenti…

Risultato immagini per gatta morta gif"

#lapsicopatica

In questa lo ammetto, mi sono ahimè imbattuta. Tipicamente belle donne, magari in carriera, ricche, potenti…insomma tutte le qualità concentrate in un’unica persona. Il tranello deve pur esserci da qualche parte no? Beh, psicopatica dice tutto…

Risultato immagini per psicopatica gif"

#l’ossessiva

Non è gelosia, ma vera e pura ossessione. Per queste donne sei come un oggetto di loro possesso e nulla ti è concesso se non strettamente insieme. Niente uscite con amici, niente discoteca, niente password segrete, profili social condivisi… Insomma, un incubo!

Risultato immagini per manettegif"

#quellechenonsidichiarerannomai

Ebbene si, altra categoria purtroppo ancora molto diffusa, soprattutto nelle vecchie generazioni. “I miei genitori non capirebbero” è la giustificazione più comune, ma non manca il “Sono una persona riservata,non ho bisogno di dirlo”. Ragazze, fidatevi di me. Queste donne vi nasconderanno sempre e comunque perchè in fondo, sono omofobe fino al midollo.

Risultato immagini per omofobo gif"

Beh, con queste mie parole forse un po’irriverenti, spero di non aver offeso nessuna, ma il mio intento finale è in realtà quello di ridere degli stereotipi e dimostrare di sapersi distanziare da essi il più possibile. Perchè se è pur vero che una base di verità c’è, il mondo delle donne è un mondo tanto complicato quanto affascinante e questo non ce lo potrà mai togliere nessuno.

Quanto conta l’aspetto fisico?

Quanto conta l’aspetto fisico?

Quante volte avrete sentito parlare di quest’argomento o magari vi sarete trovati a rispondere a questa domanda. Beh ho deciso anch’io di dire la mia a riguardo, non perché la mia opinione conti più di quella degli altri ma perché credo molto nella forza di altri strumenti per avere successo nella vita.

Sono una persona semplice, dall’aspetto un po’ goffo e forse piuttosto anonimo. Probabilmente molti di voi farebbero corrispondere a una descrizione del genere, una persona insicura e poco consapevole. Beh, sbagliereste.

Sono una donna, e ci tengo a sottolinearlo perchè mi allontano dal prototipo di femminilità classico ma non per questo mi sento meno donna delle altre. Sono una donna, dicevo, estremamente sicura delle proprie capacità e cosciente di un’intelligenza che le permette di compiere le scelte giuste nella vita di tutti i giorni. Con estrema lucidità e sempre nel rispetto altrui, faccio valere la mia opinione che condivido non con la presunzione che venga accettata, ma con l’intento di sostenere un confronto di idee che sia costruttivo per me e per gli altri interlocutori.

Come per tutte le persone, anche la mia vita è stata caratterizzata da alti e bassi e da periodi di maggiore fragilità e confusione. Ma la costante, anche in questi momenti, è stata quella di viverli come parentesi di crescita ed evoluzione, che avrebbero portato la vecchia me ad acquisire strumenti nuovi per affrontare con maggiore forza tutto ciò che da lì in po sarebbe arrivato.

Quindi per tornare alla domanda iniziale: l’aspetto fisico conta?

Conta per me essere gentili ed educati, rispettosi e discreti, mai prevaricatori e sempre empatici. Conta la sicurezza nei propri mezzi e la capacità di riconoscere anche i propri limiti. Conta il porsi degli obiettivi chiari e non perdersi lungo i percorsi necessari per raggiungerli, consapevoli del fatto che ostacoli e curve saranno all’ordine del giorno. Conta il saper ascoltare e confrontarsi ma anche il non lasciarsi abbattere dalla presunzione altrui che chi dice a voce alta di esser bravo ha probabilmente solo una gran bisogno di colmare una voragine di attenzioni.

L’aspetto fisico non è di certo il mio punto di forza ma non ne faccio di questo un limite. Esalto al contrario le qualità chiave e lavoro sul resto per migliorare costantemente e non smettere mai di arricchire la mia vita, sentimentale, lavorativa e personale.

Guardatevi allo specchio sempre fieri di quel che siete e della bontà delle vostre azioni che alla lunga è ciò che più vi porterà successo nella vita e con le persone.

Le #5 cose da non dire ad un Social Media Manager

Anche se nel titolo c’è la voce Social Media Manager, sappiate che questo articolo non è per i professionisti che operano con i social media, bensì per coloro che decidono di “ingaggiarne” uno.

I tempi sono cambiati, i metodi di vendita si sono evoluti e anche i clienti hanno esigenze diverse. Ad oggi, quando una ragazza va alla ricerca della borsa perfetta, sa già di che materiale è fatta, come è stata prodotta e in quanti colori è disponibile. Sarebbe capace di consigliarti anche lo sconto giusto da poter applicare a quel determinato prodotto. 

Questo accade per un motivo ben preciso. Il cliente ancor prima di arrivare al negozio fisico avrà già visionato la piattaforma online, tra Facebook, Instagram e sito. Grazie ad una comunicazione chiara e precisa, veloce e ben dettagliata, il Social Media ha accompagnato il cliente nella scelta e nella scoperta del prodotto. 

Bene. Ora che abbiamo chiarito questo dettaglio, andiamo a definire le 5 cose da non dire ad un social media manager. 

#1 “Me lo pubblichi ora?” 

Il Social Media Manager studia dettagliatamente un piano editoriale che intende seguire per tutta la durata della collaborazione – a meno che non ci siano dei cambiamenti tra eventi e/o sconti particolati da dover comunicare. Quel “Me lo pubblichi ora” va, effettivamente, a rovinare quella strategia di marketing che i professionisti hanno studiato per arrivare a più clienti possibili. Certo, ogni calendario può prevedere cambiamenti e deve avere una certa flessibilità, ma non si deve pensare che ogni momento è quello giusto e nemmeno pensare che si può pubblicare il primo pensiero del mattino. 

#2 “Sono seguitissimo sul profilo e non sulla pagina. Devo chiudere la pagina?”

Ah, un dolore al cuore. Quante volte vi siete trovati di fronte a tale situazione e armati di santa pazienza avete definito la differenza ABISSALE tra profilo e pagina? Cosa potrà interessare al nuovo cliente della tua festa di compleanno o della tua uscita con gli amici? Il profilo racconta la tua vita, la pagina descrive la tua azienda.

#3 “Ma non possiamo comprare un migliaio di follower?”

Che furbone. Ma dico io, se mi hai chiamato per questa prestazione professionale perché vuoi comprare i follower da un sito sconosciuto con la speranza di arrivare a più di 10mila follower su instagram giusto per lo sfizio di fare swipe up con il ditino? Se ciò che vuoi è la fila davanti alla vetrina, comprare i follower non ti permetterà di averla. Non ha senso comprare i click di un arabo seduto su un cammello dall’altra parte del mondo se non potrà mai venire ad acquistare nel tuo negozio. 

#4 “Non sto vendendo, da questa mattina solo un cliente. Che ti ho chiamato a fare?”

Fai un respiro profondo. Conta fino a 100 e poi prendi in mano la situazione. Non ti dico partiamo dall’inizio, da quando è nato un Social Media Manager, ma almeno cerchiamo di definire – per l’ennesima volta – questa figura professionale che hai chiamato e che lavori per te: si tratta di una forma di marketing che prevede la creazione e condivisione di contenuti, finalizzati a fornire valore ad utenti in target con il proprio brand. 

#5 “Perché… tu lavori? Stai sempre al computer!”

Sei proprio un simpaticone. Posso mai programmare i post su un trattore? Molte volte il lavoro di un Social Media Manager viene particolarmente sottovalutato in quanto proprio le piattaforme Facebook o Instagram hanno perso per quel valore di serietà. Di conseguenza chi ricopre questa professione tende a non essere preso troppo sul serio. 

Il nostro lavoro prevede un impegno doppio rispetto alla semplice pubblicazione di una foto. Dobbiamo capire il cliente, studiare il prodotto, metterci nei panni di chi compra e capire cosa desidera. Non è semplice mettersi dall’altra parte e comunicare con clienti sconosciuti cercando di attirare la loro attenzione. Ma in ogni modo ci riusciamo. La figura del Social Media Manager racconta la storia di un’azienda con immagini, testi e video. Quindi, due consigli: 

Per i Social Media Manager: 

  • Abbiate pazienza e cercate di spiegare al vostro cliente che ogni azione ha il suo perché e tutto richiede del tempo ben preciso, soprattutto quando si tratta di web. Non tutti conoscono Facebook o Instagram e non sanno cosa c’è dietro ad una semplice foto o un hashtag. Cercate di attirare l’attenzione del cliente con creatività e innovazione. 

Per i clienti: 

  • Se ci avete chiamato significa che voi ne sapete ben poco oppure non avete tempo per occuparvene. Affidatevi! Cercate di non pretendere subito i risultati e con un po’ di pazienza anche voi avrete la fila davanti alla vetrina, ma deve essere un gioco di squadra.